Passeggiata autunnale a Sant’Elena di Venezia: angolo tranquillo e affascinante da scoprire

Nel mezzo della laguna veneziana c’è un’isola che, lontana dal tumulto tipico del turismo di massa, sembra vivere in uno spazio sospeso tra acqua e città. Sant’Elena, con le sue case che si affacciano direttamente sul mare e gli ampi spazi verdi sparsi qua e là, rappresenta un angolo di Venezia diverso. Qui il ritmo rallenta, la vita di quartiere si mantiene salda e strettamente legata all’ambiente naturale che la circonda. Aree aperte e un tessuto sociale vivo danno all’isola un sapore assai meno frenetico rispetto al centro storico, dove la folla prende spesso il sopravvento. Quel confronto costante con la Venezia più turistica rende Sant’Elena un posto speciale per chi cerca un contatto più vero con la città e il suo patrimonio.

Accessibile sia a piedi, percorrendo un piacevole sentiero lungo la laguna, sia tramite mezzi pubblici – che fermano a tre punti diversi – Sant’Elena si comincia a scoprire come un crocevia tra natura e urbanistica. Non ci sono solo abitazioni e parchi, ma anche pezzi di storia spesso ignorati dalle rotte più battute del turismo. Visitare questa zona vuol dire incrociare una Venezia meno scontata, con una sua offerta culturale e sociale, che si muove lontano dalle grandi kermesse internazionali – pensiamo alla Biennale – e dal sovraffollamento estivo che tutti conoscono.

Passeggiata autunnale a Sant’Elena di Venezia: angolo tranquillo e affascinante da scoprire
Gondole ormeggiate e la Basilica di San Giorgio Maggiore in lontananza, in un’atmosfera sospesa al tramonto. – abbaziasantamaria.it

L’evoluzione di un quartiere tra passato e presente

Se guardiamo alla storia di Sant’Elena, vediamo un bilanciamento tra cambiamenti urbani e rispetto per il paesaggio naturale. Gran parte della sua forma attuale nasce da importanti lavori di bonifica tra gli anni Venti del secolo scorso. Fu così che il quartiere si fece residenziale, con palazzine in scala ridotta, viali ricoperti di alberi e spazi pubblici pensati per la comunità. È il classico esempio di come Venezia abbia saputo – con attenzione – far convivere natura e urbanistica.

Al centro di questo “mix” si conserva una memoria significativa: la chiesa dedicata a Sant’Elena rimane praticamente inalterata da secoli, un simbolo di continuità religiosa e culturale. Accanto, l’ex convento benedettino racconta una storia intricatissima – non da poco – passando da presidio militare nel XIX secolo a punto di accoglienza per suore, fino all’attuale destinazione alberghiera che ancora riserva un punto di incontro per la gente del posto. All’interno, un giardino e un bistrot offrono oggi un’oasi di cultura e socialità, quasi una sorpresa per chi si aspetta in Venezia solo monumenti e turismo di massa.

Sport, cultura e convivialità fuori dai percorsi abituali

Chi parla di sport a Venezia non può dimenticare l’isola di Sant’Elena, anzi, uno dei suoi legami più antichi è proprio con l’attività sportiva, grazie allo stadio Penzo, attivo dal lontano 1910 e tra i più storici d’Italia. È quasi un dettaglio non da poco che si trovi a due passi dalla laguna: un elemento che sottolinea come il territorio sappia mantenere la propria identità anche attraverso lo sport. Le associazioni locali, poi, sono un motore per far partecipare la comunità, costruendo – insomma – una rete sociale solida su valori condivisi. Diciamo che è un aspetto spesso sottovalutato, ma che racconta molto della vitalità del quartiere.

Tutte queste attività sportive si mescolano con una serie di luoghi di ritrovo, sia tradizionali che più recenti, come osterie e pizzerie di quartiere dove la cucina locale mantiene un carattere genuino, lontano dalla frenesia del centro. Nuove aperture hanno riportato nuova vita in spazi storici: un esempio è una bocciofila diventata bistrot e caffetteria, dove convivialità e attenzione al territorio si intrecciano. Tra le iniziative più originali – e forse meno conosciute – c’è la coltivazione di vigneti urbani dentro chiostri storici, con dettagli come merlot e cabernet coltivati sul posto, legando l’isola a un’antica tradizione vinicola della laguna. Questi elementi culturali e agroalimentari formano un sistema di relazioni che conferma Venezia come nodo di scambi e influenze mediterranee.

Chi si avventura a vivere o visitare Sant’Elena scopre un volto differente di Venezia, più legato alla residenzialità, a progetti condivisi e a un ritmo più lento. Un aspetto meno noto, certo, ma che regala la possibilità di riscoprire un rapporto autentico con la comunità e con un ambiente capace di adattarsi ai cambiamenti senza perdere la propria identità. Qualche giorno qui è un invito a guardare oltre i luoghi comuni, verso una città più ricca e sfumata.

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