Parliamo di un tema caldo nelle città italiane: la mobilità urbana sta cambiando, e si sente. Si cerca ovunque di tagliare l’inquinamento, e così – al centro delle città – il passaggio all’elettrico sta diventando quasi inevitabile. Non è solo questione di singoli cittadini, ma anche delle piccole imprese che – grazie a incentivi concreti – stanno aggiornando i loro veicoli. Il bonus per l’acquisto di veicoli elettrici è uno strumento chiave per rendere l’aria più pulita e dare una scossa al trasporto cittadino.
Non è un caso che questa misura coinvolga tanto i residenti nelle aree urbane funzionali, dette FUA, quanto le microimprese con sede lì. Nel grande quadro nazionale di rinnovo del parco veicoli, l’idea è semplice: eliminare i mezzi più vecchi e inquinanti per sostituirli con veicoli a emissioni zero. Chi abita in città, dalle parti di Torino o Roma, nota la differenza sulla qualità dell’aria – e non solo d’estate.
Chi può accedere al bonus e quali sono le principali condizioni
Chi rientra nel bonus? Sono due i protagonisti: i privati che vivono in FUA e le microimprese con sede legale in aree urbane funzionali. Nel caso delle famiglie, serve un ISEE fino a 40.000 euro. L’auto acquistata deve essere una vera elettrica (BEV), categoria M1, cioè per passeggeri, con prezzo di listino che non superi i 35.000 euro – senza IVA e optional.
Il sostegno varia secondo il reddito: chi ha un ISEE fino a 30.000 euro accede a 11.000 euro di incentivo; tra 30.000 e 40.000 euro, il bonus scende invece a 9.000 euro. Un dettaglio niente male: il contributo si riceve una volta sola per nucleo familiare, così si evita che qualcuno ne approfitti due volte.

Le microimprese si muovono su un altro binario: possono ottenere fino al 30% del prezzo del veicolo elettrico (IVA esclusa), con un tetto di 20.000 euro per ciascun mezzo commerciale, categoria N1 o N2. Ogni impresa ha un massimale di due veicoli, ovvero 40.000 euro in tutto. L’obbligo di avere sede o residenza in FUA conferma la scelta di intervenire proprio dove inquinamento e traffico sono maggiori.
Il concetto di area urbana funzionale, secondo ISTAT, identifica aggregati urbani integrati – spesso zone metropolitane – che permettono di calibrare investimenti pubblici con attenzione alle criticità ambientali. Si tratta di un criterio che guarda alla distribuzione del traffico e alle necessità regionali: il bonus, infatti, è accessibile su tutto il territorio nazionale, anche al Sud, ma solo nelle aree FUA.
Cosa serve per accedere e come funziona la procedura
La chiave per l’accesso: rottamare un veicolo termico benzina o diesel, sempre della stessa categoria del nuovo (M1 per privati, N1 o N2 per imprese), con omologazione fino a Euro 5. Inoltre, il mezzo da demolire deve essere intestato al richiedente – o, nel caso di privati, a un componente maggiorenne della famiglia – da almeno sei mesi. Una regola che evita trasferimenti fasulli.
Dietro questa norma c’è la volontà – e qui non si può discutere – di togliere davvero dalla strada mezzi vecchi e inquinanti, come sottolineano operatori del settore green mobility. Insomma, un ricambio che fa sul serio.
La domanda per il bonus? La gestiscono direttamente i rivenditori e concessionari iscritti alla piattaforma del Ministero. A differenza di altre agevolazioni, qui tutto si decide al momento dell’acquisto: il venditore applica lo sconto subito, e la richiesta è firmata in quel momento. Nel contratto devono risultare chiaramente il veicolo rottamato e l’entità dello sconto.
Il rivenditore fa da ponte: anticipa il bonus e poi recupera le somme dal Ministero. Un sistema socialmente comodo, che evita ai clienti di tirare fuori subito troppi soldi. C’è un però: chi chiede il contributo deve tenere la vettura elettrica almeno 24 mesi, niente rivendite lampo che annullano pure l’effetto green dell’incentivo.
Da non sottovalutare: il voucher del sistema dura appena 30 giorni. Se non si usa entro quel termine, il bonus scade e le risorse tornano libere per altri, perché i fondi restano disponibili fino al 2026 o a esaurimento. Chi si muove allora deve essere rapido e attento.
Ricordato tutto questo, la misura si rivela una buona chance concreta per chi vuole passare all’elettrico, con una prassi chiara e senza troppi intoppi. Si prevede – soprattutto nelle città più trafficate, da Milano a Napoli – un’accelerazione nel ricambio delle auto, con risvolti positivi per il traffico e l’aria da respirare.