Negli ultimi tempi molte famiglie italiane hanno iniziato a prepararsi a un cambiamento nei pagamenti dell’assegno unico per i figli. Da gennaio 2026, infatti, si prospetta un aumento legato a un meccanismo di rivalutazione basato sull’inflazione. Un decreto firmato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze ha ufficializzato un adeguamento pari all’1,4%, in linea con i dati Istat che fotografano l’aumento del costo della vita. A cambiare non sono soltanto gli importi, ma anche le fasce Isee, che – come noto – definiscono l’entità del beneficio e chi può accedervi. Il legame tra reddito familiare e l’assegno diventa allora decisivo per capire che tipo di risorse aggiuntive avranno a disposizione i nuclei con minori da mantenere.
C’è un punto fermo: la natura del sostegno non cambia. Restano gli assegni mensili destinati alle famiglie con almeno un figlio minorenne (o, quasi sempre, fino ai 21 anni), che prevedono qualche deroga in caso di disabilità. Per calcolare l’importo, si considerano elementi ben precisi come l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (Isee), aggiornato all’atto della domanda, il numero e l’età dei figli, più eventuali condizioni di disabilità. I pagamenti continuano a essere effettuati dall’Inps tra il 20 e il 23 di ogni mese, ecco perché conviene tenere d’occhio le notifiche ufficiali: le date d’erogazione – anche se di solito stabili – possono variare a seconda delle circostanze personali o amministrative.

Le fasce Isee e la rivalutazione degli importi con l’inflazione
Un aspetto che salta subito all’occhio è la revisione delle fasce Isee, fondamentali nella determinazione delle somme versate. Il valore di riferimento è stato aggiornato sulla base dell’inflazione calcolata dall’Istat. Ne deriva una soglia minima salita da circa 17.227 a quasi 17.469 euro. Che significa tutto questo? Alcune famiglie che prima erano al limite superiore di una fascia potrebbero scendere nella fascia immediatamente più bassa, ricevendo un sostegno economico più alto. Il sistema di aggiornamento automatico si basa sui dati economici presenti al momento della domanda, senza bisogno che l’utente intervenga.
Per i redditi più alti c’è stata una modifica simile: la soglia massima per ottenere l’importo minimo è cresciuta da circa 46.000 euro a oltre 46.500. Di conseguenza, chi rientra nella prima fascia ora riceve 203,80 euro al mese, contro i 201 euro previsti per il 2025. Anche l’assegno minimo vede un lieve aumento, da 57,50 a 58,30 euro. Sono ritocchi piccoli, ma – detto fra noi – contano parecchio per tante famiglie italiane, soprattutto in un periodo in cui il carovita pesa sulle spese quotidiane. Ecco un dettaglio non da poco per chi vive nelle grandi città o nelle aree più care del Nord Italia.
Ulteriori maggiorazioni e tempi di erogazione aggiornati
Ma non si finisce qui. Le rivalutazioni toccano anche le maggiorazioni destinate a situazioni particolari: l’assegno per i figli non autosufficienti sale da 120,60 a 122,30 euro. Per le disabilità di grado grave e medio, invece, i valori mensili diventano rispettivamente 110,60 e 99,10 euro. Le madri under 21 si vedono riconosciuto un piccolo aumento, con l’assegno che passa da 23 a 23,30 euro. Anche le famiglie numerose o con un secondo percettore di reddito beneficiano di incrementi proporzionali, calcolati in base all’inflazione. Questo per garantire un occhio di riguardo – almeno dal punto di vista economico – alle varie esigenze che si presentano.
Sul piano pratico, i nuovi importi partiranno dal primo gennaio 2026, anche se i pagamenti aggiornati arriveranno a febbraio. Gli arretrati del primo mese saranno probabilmente erogati a marzo: un’informazione utile quando si deve fare la conta in tasca. Non serve fare nuova domanda, perché l’aggiornamento avverrà in automatico, prendendo come riferimento gli ultimi dati e l’adeguamento inflazionistico. Però, se la situazione economica è cambiata – ecco perché conviene dare un’occhiata – è meglio presentare una nuova Dichiarazione Sostitutiva Unica (Dsu) entro fine febbraio. Questo evita che l’importo si blocchi o si riduca. Se modifiche arrivano entro giugno, si recuperano comunque gli arretrati, ma chi aggiornerà dopo luglio rischia di vedere perdere la maggiorazione, restando col minimo. Chi l’avrebbe detto? Conviene seguire la propria posizione economica e fiscale, senza lasciare nulla al caso.