Attraversare la Georgia significa imbattersi subito in un paese dalle molte anime, con un reticolo storico piuttosto complicato. Poco meno di 70.000 chilometri quadrati racchiudono un territorio variegato: dalle montagne oltre i 4.500 metri, alle dolci colline dove la vite prospera, fino alle coste carezzate dal Mar Nero e a zone decisamente più aride. Qui, tradizioni vecchie come il mondo convivono con un presente segnato da tensioni geopolitiche che impattano sulla vita di tutti i giorni e sull’organizzazione del turismo. Eppure, quest’ultimo continua a crescere, accompagnato da una cultura culinaria tra le più ricche del Caucaso.
Spesso si parte da Tbilisi, la capitale che si stende su un territorio “mosso”, fatto di salite ripide e discese. La città è un mosaico: quartieri storici, chiese dall’architettura unica e tracce del passato sovietico. Accoglie quasi un terzo degli abitanti della Georgia, una percentuale che parla da sola. Non si può ignorare che il 20% del territorio nazionale comprende regioni autonome sotto il controllo russo, come Abcasia e Ossezia del Sud. Confini e stabilità politica restano temi caldi e le regole per entrare in queste zone sono diventate più rigide negli ultimi anni – dettaglio non da poco, che rende ogni viaggio diverso. Insomma, la complessità politica esplode nella quotidianità e si riflette nelle diverse realtà del Paese.
La geografia varia e i dettagli pratici per muoversi nel paese
Nel giro di pochi chilometri, la Georgia cambia volto: dai lidi del Mar Nero si passa alle vette innevate del Caucaso. Una varietà geografica davvero impressionante. Ma come ci si muove? La rete di trasporti è in evoluzione. Tbilisi, per esempio, ha collegamenti aerei diretti con molte città europee – anche dall’Italia, e non solo con tratte low cost verso Kutaisi. Muoversi dentro il Paese, però, richiede un po’ di attenzione.
Le strade spesso seguono vecchie direttrici, che – diciamo – conservano molti segni del tempo. Percorsi di montagna, infrastrutture a volte datate: un vero grattacapo automobilistico. Il SUV è, più o meno, il mezzo giusto per non perdersi pezzi per strada. Le auto a noleggio, soprattutto quelle locali, sono spesso un tantino anziane e non proprio equipaggiate al meglio. Serve una patente internazionale conforme alla Convenzione di Ginevra (valida un anno). E guidare? Per chi è abituato al rispetto rigido delle norme, sorpresa: sorpassi azzardati e qualche manovra “spinta” non mancano, mentre i controlli sono rari – spesso gli autovelox non funzionano, punto e basta.
Capitolo alloggi: la Georgia offre una buona scelta anche nelle città più grandi, con prezzi accessibili. Il contante regna sovrano soprattutto fuori dagli hub turistici. Telefonia? Nelle aree urbane la copertura è buona, ma nelle zone più isolate può ballare un po’. Meglio prepararsi con strumenti che garantiscano la comunicazione durante le trasferte in regioni poco popolate. Un aspetto spesso trascurato, ma da tenere presente se si vuole viaggiare senza intoppi.

Il patrimonio culturale e culinario tra chiese, monasteri e sapori unici
Visitare la Georgia vuol dire anche immergersi nei suoi luoghi di fede, custodi di secoli e secoli di storia. Le chiese ortodosse hanno un’estetica particolare: dall’esterno si scorgono influenze armene, dentro spiccano iconografie bianche – diverse dai più comuni affreschi. Monumenti come la Cattedrale di Svetitskhoveli o il Monastero di Jvari raccontano un intreccio vivo di arte, devozione e storia.
I monasteri, sparsi soprattutto nelle colline della Cachezia, restituiscono uno scorcio sulla vita religiosa e agricola antica. La viticoltura qui ha un posto speciale: si continuano a usare metodi tradizionali, come la fermentazione in qvevri. Queste anfore di terracotta – grandi e interrate – esistono da oltre ottomila anni. Le cantine familiari, spesso, propongono degustazioni che raccontano storie oltre ai sapori, storie che caratterizzano la regione e la sua cultura millenaria.
Non si può parlare di Georgia senza citare la cucina. Spezie particolari e abbinamenti inconsueti rispetto all’Europa occidentale creano piatti come khinkali, kubdari, pkhali e, naturalmente, il famoso khachapuri. C’è davvero ampio spazio per vegetariani e vegani, un dettaglio non scontato e che vale la pena sottolineare. La varietà sorprende chi arriva da contesti urbani dove la dieta locale viene spesso banalizzata.
Chi viaggia con un occhio al budget apprezzerà il costo della vita: pasti abbondanti in ristoranti di qualità restano più economici rispetto a molte zone d’Europa. Lo stesso vale per gli alloggi di fascia media, senza però rinunciare a un minimo di comfort. Insomma, per chi arriva preparato, la Georgia si rivela un paese di contrasti intensi, dove la storia pesa, ma la natura e la tradizione culinaria si combinano in un racconto antico e riconosciuto.