Quasi 900 chilometri da percorrere a piedi, immergendosi in un intreccio di sentieri che si snodano tra le vette e le valli delle Alpi e Prealpi lombarde. La Via Montagna Lombarda propone un’esperienza pensata per chi ama la lentezza e la consapevolezza. Unisce antichi cammini, piccoli borghi, aree protette e comunità locali, offrendo un modo di vivere la montagna ben lontano dal turismo di massa e dalla fretta quotidiana. Questo circuito ad anello tocca ambienti diversi, spaziando dai laghi alpini alle cime più alte, e mescola natura, tradizioni e cultura montana. Una bella dimostrazione di come una regione possa mettere insieme i propri tesori territoriali, per creare un’esperienza piacevole e accessibile a chiunque, dagli escursionisti esperti a chi semplicemente vuole scoprire.
Un anello escursionistico nazionale con un respiro europeo
Considerata tra le rotte escursionistiche più estese d’Europa, la Via Montagna Lombarda raggiunge i circa 880 chilometri. La Regione Lombardia ha messo mano, dedicando risorse importanti alla realizzazione di una rete di sentieri con una segnaletica uniforme, oltre a programmare manutenzioni regolari e iniziative di promozione coordinate. Il bello? Il progetto collega percorsi storici già esistenti, creando un sistema organico che valorizza la montagna in tutte le stagioni – anche quelle più silenziose sotto il profilo turistico. Chi si avventura qui, spesso di livello medio o in famiglia, può scegliere tappe su misura, immergendosi a fondo nel paesaggio e nella cultura alpina lombarda.
Gli addetti ai lavori sottolineano un dettaglio interessante: l’alchimia fra natura e cultura arricchisce il cammino. Ogni tappa non è solo un percorso, ma un racconto fatto di tradizioni e storia – insomma, si capisce bene il legame tra ambiente e comunità. Così, la passeggiata si trasforma in un’esperienza tutta da vivere.

Una rete di sentieri che unisce valli, laghi e montagne
Sei province lombarde ‘intercettate’ dal percorso: Varese, Como, Lecco, Sondrio, Bergamo e Brescia. Passa attraverso 19 comunità montane, 6 parchi regionali e 13 riserve naturali, componendo una rete complessa e interconnessa. Trovi tracce come il celebre Sentiero del Viandante, la Via dei Monti Lariani e la Via Spluga, ma il cammino si estende anche su rotte meno battute, costruendo un affresco variegato e ricco. Dalle rive del Lago di Como alle valli della Valtellina, abbraccia aree montane di Bergamo e Brescia, raccontando storie di paesaggi e comunità diverse.
Chi vive in città forse non pensa a quanto uno spazio di questo tipo – che mette in relazione natura e culture diverse – sia un valore raro. La struttura modulare consente escursioni brevi o più impegnative, con soste in rifugi, bivacchi e piccoli centri dotati di ricettività diffusa. Così si favorisce un contatto diretto con chi abita queste terre, sostenendo anche l’economia locale. Da non sottovalutare, l’uso di segnaletica unificata e mappe digitali sempre aggiornate (numero uno le tracce GPX), che aiutano anche i meno esperti a orientarsi senza problemi.
Un cammino per tutti, tra natura e storia
Inclusività e facilità d’accesso sono parte della missione della Via Montagna Lombarda: perfetta per chi cerca un trekking rilassato o per famiglie con bambini desiderosi di un’esperienza educativa all’aria aperta. I dislivelli non sono eccessivi e le difficoltà tecniche contenute, quindi nessun bisogno di competenze alpinistiche specifiche. L’itinerario è pensato per chi vuol mixare natura, cultura e tradizione, o semplicemente si vuole prendere una pausa dalla solita vita frenetica.
Il progetto dovrebbe chiudersi entro la fine del 2026, risultato di una collaborazione fra enti regionali, associazioni escursionistiche e guide alpine. Insomma, garanzia di attenzione a ogni dettaglio tecnico e alle necessità dei camminatori. Occhio al clima: la finestra migliore per partire è dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno. In quei mesi i rifugi restano aperti e le temperature sono più clementi, condizioni ideali per spostarsi con piacere.
Per dormire, la scelta è ampia. Rifugi, bed & breakfast, agriturismi e piccoli alberghi, spesso a conduzione familiare, si integrano nel tessuto locale dando una mano anche all’economia della zona. Tutto ruota intorno a un modello di turismo sostenibile che – guarda caso – aiuta la sopravvivenza economica e sociale delle zone alpine, dove valorizzare l’eredità naturale e culturale non può mai fermarsi.