Freddo a mani e piedi: i consigli essenziali per affrontare il trekking invernale in sicurezza

Mani e piedi, durante le escursioni invernali, sono spesso quelli più esposti al rischio dovuto al freddo intenso. Chi ha esperienza di tratti montani conosce bene una verità: non si tratta solo di un fastidio, ma può diventare un vero rischio per la sicurezza. Le estremità del corpo, infatti, perdono calore e sensibilità in fretta, con il risultato – mica da poco – di aumentare le probabilità di geloni o, peggio, congelamento. Questo dettaglio – spesso sottovalutato – richiede di capire bene come reagisce il corpo al freddo e di mettere in pratica qualche strategia per tenersi al sicuro quando la temperatura scende parecchio.

Il motivo? Lo spiego subito: mani e piedi si raffreddano velocemente perché il corpo, per conservare il calore, concentra l’attenzione sugli organi vitali. Chi vive in città se ne accorge ogni inverno, basti pensare a una semplice passeggiata che diventa una fatica ormai familiare. E non è solo il freddo, ma anche umidità, poco movimento e calzature o guanti troppo stretti, che peggiorano la situazione in modo concreto. Riconoscere i segnali d’allarme e agire per tempo, quindi, diventa una vera necessità all’aperto, soprattutto nei mesi più rigidi.

Perché le mani e i piedi si raffreddano rapidamente

Qual è la ragione fisiologica dietro a tutto questo? Quando le temperature si abbassano, il corpo limita il flusso sanguigno verso le parti più esterne – un trucco per salvaguardare cuore e cervello. I vasi sanguigni in mani e piedi si restringono, lasciando meno sangue caldo in circolo. È un meccanismo automatico – e difensivo, certo – ma che fa sì che dita e piedi si raffreddino quasi subito, specie se si resta fermi a lungo o si cammina lentamente, tipico di certi climi alpini o del Nord Europa.

Freddo a mani e piedi: i consigli essenziali per affrontare il trekking invernale in sicurezza
Mano protetta da guanti e ciaspole, un equipaggiamento essenziale per affrontare il freddo durante un’escursione invernale. – abbaziasantamaria.it

Le dita poi, con un rapporto superficie-volume così alto, disperdono calore più facilmente. Se si cammina piano o si ferma troppo, il calore prodotto dai muscoli cala, e il contatto con superfici fredde – neve per esempio – insieme all’umidità, sia da sudore che da neve stessa, peggiora la situazione. Non aiuta neppure la pressione di guanti o scarpe troppo stretti, che rallentano la circolazione. Chi abita in città spesso non ci pensa; ma per chi fa trekking invernale è una questione da non sottovalutare.

I primi segnali vanno colti al volo: intorpidimento, difficoltà nei movimenti e formicolio alle dita, cambiamenti di colore della pelle sono segnali che non si devono ignorare. La pelle può diventare pallida, persino blu-violacea, o sembrare cerosa al tatto, mentre la rigidità articolare suona come un avvertimento. Ignorare questi segnali rischia di portare a danni seri, come il congelamento, se non si riscalda e muove la parte colpita in tempo.

Come proteggere mani e piedi dal freddo

In giornate di freddo intenso, prevenire conviene più di ogni altra cosa. Non serve solo vestirsi pesanti: mani e piedi hanno bisogno di attenzioni specifiche, sia nei materiali che nell’organizzazione degli strati. A contatto con la pelle, un liner sottile di lana merino o fibra tecnica aiuta a mantenere la temperatura e a tenere a bada l’umidità, e sopra si usa un guanto isolante che non schiacci troppo, più un sovraguanto antivento o impermeabile per fermare freddo e umidità esterna.

La lana e le fibre sintetiche mantengono il calore anche se un po’ umide, mentre il cotone fa l’effetto opposto, trattiene acqua e freddo. Ai piedi la strategia è simile: due paia di calze sottili aiutano a controllare l’umidità e a mantenere la circolazione efficiente. Durante le soste, cambiare le calze bagnate è fondamentale per evitare una rapida perdita di calore e prevenire le vesciche. Le scarpe, poi, devono essere impermeabili e ben isolate, ma senza stringere troppo—la circolazione non va bloccata, questo è un aspetto che spesso si dimentica. Una scarpa che calza male può anche rovinare la postura e rovinare il comfort per tutto il cammino.

Mantenere piedi e mani asciutti è un altro passaggio chiave, perché anche un po’ di umidità accelera la perdita di calore. Per questo motivo, cambiare guanti e calze bagnati non appena serve, sia durante l’escursione che nelle pause, fa la differenza. Muovere dita, polsi e caviglie regolarmente aiuta la circolazione e mantiene la temperatura. Camminare a ritmo costante o fare piccoli esercizi durante i momenti di sosta sono ottimi metodi per evitare di raffreddarsi d’improvviso. Nei momenti di pausa, non guasta coprirsi con qualche strato in più o guanti più pesanti per evitare bruschi cali termici.

Tenere alta la temperatura corporea passa anche dal mangiare bene: piccoli snack calorici come frutta secca o cioccolato forniscono energia pronta all’uso. Bere liquidi caldi, come tè o brodo, aiuta a mantenere il corpo idratato e a stimolare la produzione di calore. Regolare con attenzione guanti e scarponi per evitare punti di compressione fa sì che il sangue scorra liscio, migliorando sicurezza e comfort. Avere mani e piedi caldi quando si fa trekking d’inverno non è un lusso: è ciò che rende l’esperienza più sicura e piacevole, semplice così.

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