Anguilla nel 2026: l’isola caraibica da scoprire con vacanze da sogno tra mare e natura incontaminata

Un lembo di terra minuscolo si nasconde nei Caraibi, distante dalla confusione dei turisti: un tratto di mare stretto, di poco meno di 17 chilometri, lo separa dai posti più frequentati. Arrivando alla baia di Blowing Point, sul confine fra Anguilla e Saint Martin, si percepisce subito un’aria genuina, un ambiente ancora in gran parte selvaggio dove il mare turchese convive senza forzature con la natura intatta. Parliamo di un’isola corallina collocata a circa 240 chilometri ad est di Porto Rico, che fa della sostenibilità – ecco il punto – il suo vero biglietto da visita, con un approccio che mescola ospitalità, rispetto ambientale e progetti concreti in questa direzione.

Negli ultimi tempi la salvaguardia degli ecosistemi marini vulnerabili ha guadagnato un ruolo centrale: idee come la Blue Economy sono arrivate con regole più stringenti, mirate a salvare la biodiversità e a ridurre l’uso della plastica. Sul fronte turismo si è delineato un filone attivo chiamato Volun-Tourism, che dà l’occasione di calarsi in prima persona in azioni come riforestazione e recupero ambientale. Spicca tra queste l’iniziativa “Pianta un albero”, partita circa tre anni fa per recuperare le zone danneggiate dall’uragano Irma. Certo, non si tratta di progetti astratti: sono ben inseriti nella comunità, che ogni giorno si dedica con passione alla cura del proprio territorio.

Non solo natura: l’isola si fa notare anche per le sue spiagge. La sabbia, bianca e luminosa come da manuale delle isole coralline, fa da sfondo a una proposta gastronomica di livello, arricchita da chef europei che sperimentano sapori e abbinamenti inediti. Il legame con la tradizione locale emerge forte tra musica e conoscenza diretta della gente del posto, dando vita a uno stile di vita autentico e senza fronzoli.

Anguilla nel 2026: l’isola caraibica da scoprire con vacanze da sogno tra mare e natura incontaminata
Vista aerea sulla baia di Blowing Point ad Anguilla. Le acque cristalline bagnano le spiagge, riflettendo il cielo azzurro. – abbaziasantamaria.it

Le spiagge e i luoghi meno frequentati dell’isola

Shoal Bay è famosa per la sua distesa di sabbia finissima e per il mare che, con un turchese brillante, lascia scorgere i fondali senza bisogno di attrezzature subacquee complesse. Qui si trovano coralli protetti – come quello palmato e quello a corna di cervo – insieme ad anguille e razze, un dettaglio non da poco per chi, abituato alla città, vede acque così limpide solo al cinema. L’estremità orientale dell’isola cambia registro: piccoli villaggi, case colorate e giardini battuti dal sole custodiscono abitazioni isolate, conferendo un’atmosfera meno antropizzata e più segreta.

Island Harbour racconta un’altra storia, fatta di vita quotidiana e pesca: nel pomeriggio le imbarcazioni rientrano e si possono scambiare due parole con pescatori orgogliosi dei loro bottini, in particolare lampughe e wahoo – pesci simili allo sgombro ma più grandi. Captain’s Bay, invece, si trova in una zona appartata, raggiungibile solo con una camminata di circa un’ora oppure con i moke, quei tradizionali fuoristrada cabriolet che vanno ancora forte. La mancanza di ombra e strutture rende questo angolo perfetto per chi cerca un contatto diretto con la natura, pronto a lasciare dietro solo le impronte sulla sabbia.

La vita locale tra tradizioni, avventura e sapori

Chi ama il movimento trova a The Valley, la capitale, un’atmosfera più vivace e sociale. Soprattutto al tramonto i locali si animano tra ritmi reggae e jazz, frequentati da residenti e turisti. I posti per un’ottima grigliata di carne non mancano. Curiosamente, alcuni chef hanno portato la cucina italiana contemporanea qui, adattandola ai gusti di una clientela internazionale che comunque non rinuncia alle radici locali.

Non mancano occasioni per chi ama la natura e la cultura. Ad esempio, la foresta vergine di Katouche: più di 30 ettari di area naturale intatta, uno dei pochi luoghi in cui si può ammirare la flora originale e riflettere sulle abitudini degli antenati Arawak. L’ingresso? Lungo la Rev. Carty Road, tra il centro e North Hill, da lì si accede a zone dove la vegetazione autoctona – spesso usata ancora per scopi tradizionali e curativi – regna sovrana. Le visite, guidate spesso, terminano presso le calme acque di Katouche Bay: qui un brindisi alle antiche proprietà restaurate suggella un’esperienza che sa di storia vera.

Sandy Island è un altro piccolo tesoro della zona: una sottile lingua di sabbia raggiungibile con breve traversata in barca. Acque limpide, ideali per immersioni tra coralli e grandi cernie. C’è solo un ristorante, riparato da alberi di frasche, che offre specialità locali quali aragoste e cocktail al rum, un chiaro segno del rapporto stretto tra cucina e territorio. Insomma, natura, cultura e ospitalità si intrecciano qui come raramente capita, un patrimonio che – diciamolo – chi ha il privilegio di trascorrere anche solo pochi giorni in questo angolo ogni anno riesce ad apprezzare davvero.

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