A poche decine di chilometri da Venezia, tra le dolci colline vicentine, c’è Marostica: un borgo che non passa inosservato grazie alla sua antica tradizione artigianale legata al Carnevale veneziano. Qui la cartapesta non è semplicemente lavorata, ma plasmata seguendo metodi tramandati da tempo immemore. Non si tratta di oggetti destinati solo alla scena, bensì di autentici testimoni di un mestiere che – diciamolo – affonda profondamente nella cultura locale. Le botteghe, ancora oggi, rappresentano un punto fermo per chi sa riconoscere l’arte della maschera, frutto di un legame storico – quasi simbiotico – con la città lagunare.
Marostica e la lunga tradizione artigianale delle maschere
Se Marostica è famosa per la sua celebre partita a scacchi viventi, non bisogna dimenticare il suo ruolo chiave nell’artigianato delle maschere per il Carnevale di Venezia. Il territorio si distingue per un’arte che ha radici antiche, ben piantate nella storia del Veneto e nella precisa relazione con la Repubblica veneziana. Quest’ultima ha lasciato un segno forte sulle tecniche e i materiali usati dagli artigiani del posto.

La cartapesta è la protagonista. Materiale fatto mescolando carta, colla e acqua, viene modellato su stampi di gesso o argilla, dando vita alla base delle maschere. Leggero e malleabile, consente di lavorare pezzi complessi, assai più di semplici maschere da scena. Chiunque entri nelle botteghe si accorge subito di quanto ogni passaggio venga curato: tempi rispettati, procedure precise, frutto di un’esperienza difficile da ritrovare altrove.
Lo stretto rapporto con Venezia non finisce là. La città lagunare ospita il Carnevale su scala internazionale, ma è Marostica a fornire quella componente artigianale che anima la festa. Nei mesi prima dell’evento, le botteghe del borgo producono una massa notevole di maschere, capaci di colorare calli e piazze in modo vivo. Non si tratta solo di affari: si suggella un legame culturale che mantiene in piedi tecniche antiche, aggiungendo un valore estetico unico, immediatamente riconoscibile.
Come si crea una maschera: tradizione, tecniche e innovazione
Costruire una maschera artigianale richiede passaggi precisi, tramandati di generazione in generazione. Si parte da un modello in argilla, lavorato a mano, a definire le forme e le espressioni caratteristiche. Da lì nasce uno stampo in gesso: la base su cui si lavora la cartapesta.
Dentro lo stampo si applicano più strati di carta impregnata di colla, con cura per ottenere uno spessore uniforme e resistente. Dopo l’asciugatura, la maschera si estrae e si procede con finiture delicate come la levigatura, necessaria per garantire un prodotto robusto. Aspetto spesso trascurato nelle produzioni meno pregiate — in questa fase si gioca la qualità finale.
Il momento della decorazione è quello in cui ogni maschera esprime il proprio carattere. Si dipinge a mano, con colori acrilici o a olio, e si aggiungono stucchi e rilievi per effetti tridimensionali. Materiali come foglia d’oro, piume, pizzi e gemme regalano unicità a ogni pezzo. Alcuni artigiani, infine, uniscono tradizione e innovazione nei metodi o nei materiali, mantenendo viva questa forma d’arte anche oggi.
La storia dietro è antica: risale al Medioevo, quando le maschere veneziane servivano a cancellare distinzioni sociali, di genere e religione, diventando strumenti di anonimato e parità. Icone della Commedia dell’Arte, come Arlecchino e Pantalone, sono ancora fonte d’ispirazione, portando un significato culturale che attraversa secoli.
Il valore culturale e l’impatto di un’arte da proteggere
Visitando le botteghe di Marostica si percepisce un’atmosfera particolare. Profumo di colla e pigmenti racconta un mestiere tramandato con passione, spesso da padre in figlio, un patrimonio che va ben oltre la sola fabbricazione. Entrare in queste officine significa entrare in dialogo con una tradizione ricca di storia e tecnica.
L’artigianato delle maschere è anche un asset importante per il territorio: crea posti di lavoro e attira un turismo che cerca esperienze culturali autentiche. In un mondo dominato dalla produzione industriale, Marostica rappresenta un baluardo di creatività e identità locale. Comprare una maschera fatta a mano vuol dire portare a casa un pezzo unico, curato nel dettaglio, che racconta una storia secolare.
Riconoscere una maschera artigianale da una industriale non è sempre facile. Ma qualche segnale c’è: la leggerezza e la flessibilità del materiale, dettagli imperfetti – che però dicono tanto – e magari una firma o un timbro sul retro. E il prezzo: spesso riflette il lavoro manuale e artistico — un indicatore fondamentale.
Le maschere di Marostica sono un patrimonio da custodire. Il loro valore supera il semplice ambito locale: si sono affermate come simbolo internazionale della tradizione italiana, dell’eleganza e della creatività. Sono un elemento imprescindibile del Carnevale di Venezia e un richiamo per chi, nel quotidiano, vuole sentirsi vicino a un’arte antica ma ancora vibrante.