A Luxor tornano a splendere due monumentali statue di Amenhotep III restaurate con precisione

Merita una visita la riva occidentale del Nilo, a Luxor, dove due statue colossali – dimenticate a lungo – hanno finalmente ripreso il loro posto. Sono quelle dedicate a Amenhotep III, testimoni silenziosi di un tempo in cui l’Egitto viveva un’epoca di grande splendore. Restituite al loro antico splendore grazie a un accurato restauro, oggi mostrano particolari e simboli nascosti sotto la polvere di oltre tremila anni. Chi abita nei dintorni lo sa bene: lo sguardo imponente di quei giganti parla ogni giorno di un passato che sembra vivo.

Il significato e il restauro dei monumenti di amenhotep III

C’è chi chiama questi due massicci giganti i Colossi di Memnone. Diciamo che – di altezza – raggiungono quasi i 15 metri. Rappresentano Amenhotep III seduto, con le mani adagiate sulle ginocchia, e uno sguardo rivolto a est. Non un caso, insomma: volgono gli occhi verso il Nilo e il punto dove sorge il sole. Un dettaglio che parla di un faraone al centro, ponte tra la terra e il divino. Lo raccontano bene anche gli scultori che, con mani sapienti, hanno inciso la doppia corona – segno dell’unione di Alto e Basso Egitto – e il gonnellino plissettato, simbolo reale e allo stesso tempo semplice e diretto nella sua forza.

Insieme alla figura principale si scorgono altre incisioni più piccole, tra cui quella di Tiyi, Grande Sposa Reale. Lei era importante, il suo ruolo non solo simbolico: la coppia stabile e forte significava stabilità politica. Per molti anni quei dettagli sono rimasti nascosti, un po’ perché il tempo e il terremoto del 1200 a.C. avevano fatto danni seri, un po’ perché la ricostruzione ha richiesto tanta pazienza. Le statue, infatti, erano rovinate, frammentate, alcune parti erano sparite o usate altrove. Solo alla fine del Novecento si è cominciato seriamente con il recupero, che ha riportato luce su forme e significati dimenticati. Chi non è dentro l’archeologia quasi non immagina la mole di lavoro dietro a tutto ciò.

A Luxor tornano a splendere due monumentali statue di Amenhotep III restaurate con precisione
Il Nilo scorre placido tra dune sabbiose e palme, mentre le imbarcazioni attendono i visitatori sulla riva occidentale di Luxor. – abbaziasantamaria.it

Amenhotep III, il suo tempio e la rinascita del patrimonio di luxor

Amenhotep III governò l’Egitto oltre 3400 anni fa, in un’epoca di sviluppo e relativa pace. La sua capacità diplomatica ha stretto legami importanti, anche con terre lontane, e così la sua dinastia ha potuto consolidarsi. Tra le sue eredità più imponenti spiccava il tempio funerario sulla riva occidentale del Nilo. Un complesso vastissimo, quasi paragonabile al santuario di Karnak. Le statue che oggi vediamo, restaurate, erano di fatto l’ingresso simbolico di quel luogo sacro, dove potere e sacralità si incontravano sotto gli occhi attenti del re.

Il tempio, oggi, è purtroppo ridotto a colonne spezzate e basi consumate dal tempo. E qui entra in gioco il restauro: ricostruendo i colossi, chi visita può immaginare le cerimonie di un tempo, con i sacerdoti in processione, offerte poste accanto alle statue. Ancora oggi, chi passa lì nota l’atmosfera particolare, fatta di incenso e rituali quasi tangibili. Un’esperienza unica, più convincente se vissuta di persona, lontano da descrizioni generiche.

Luxor, così, non è solo meta archeologica. Ha ripreso a brillare anche grazie a eventi astronomici come l’eclissi attesa per il 2027: richiamo per studiosi e turisti, un incontro speciale tra storia e scienza. Un luogo dove passato e presente si incrociano e dove, chi guarda, può scorgere nuove vie per scoprire e capire ancora di più. Insomma, un pezzo d’Egitto vivo più che mai.

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