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Di fronte agli occhi si apre una roccia alta quasi 150 metri, sulla quale domina con fermezza una imponente fortezza medievale, visibile a decine di chilometri di distanza. Hochosterwitz non è solo un esempio di architettura antica, ma racconta una strategia militare che ha sfidato il passare dei secoli. Il suo accesso, tortuoso e protetto da ben 14 porte fortificate, testimonia un sistema di difesa pensato per rallentare chiunque volesse entrare. Chi visita il castello la prima volta percepisce subito qualcosa di raro: un intreccio di storia e tecnica difficile da trovare altrove.
Quelle porte rappresentavano un vero ostacolo, studiate per costringere gli assalitori a muoversi con estrema cautela, esposti l’uno dopo l’altro a continui attacchi da posizioni elevate. La complessità di questa difesa distingue Hochosterwitz da tanti altri castelli medievali, più semplici – diciamolo – e meno articolati, spesso nati solo come rifugi improvvisati. E c’è un dettaglio curioso: alcune ipotesi sostengono che il motivo ispiratore del famoso castello della “Bella Addormentata” non sia Neuschwanstein, come si pensa sovente, ma proprio questa fortezza. Sebbene la certezza manchi, la suggestione rimane. Insomma, la posizione e la serie di porte rendevano difficile ogni tentativo di conquista, evidenziando una conoscenza approfondita della guerra, quasi un’arte della difesa.

La storia e le trasformazioni della fortezza
Nel cuore della Carinzia, Hochosterwitz si erge tra le montagne della Saualpe e delle Alpi di Gerlitzen, con uno sguardo aperto sulle Caravanche e sulle terre di quel che un tempo era l’ex Ducato di St. Veit. Documenti antichi la citano per la prima volta nell’anno 860: si parla di una cessione da parte di un re germanico all’episcopato di Salisburgo. Nei secoli XI e XII, la fortezza divenne un vero e proprio castrum, ossia un rifugio per proteggere la gente contro le numerose incursioni, specie quelle turche durante i conflitti lontani ma sentiti anche in queste zone.
Proprietà inizialmente della famiglia Spanheim, passò poi sotto il controllo imperiale e infine – da metà Cinquecento – ai Khevenhüller. Fu nel XVI secolo che la fortezza cambiò volto, diventando una vera macchina da guerra. Di questa trasformazione si deve a Cristoforo Khevenhüller – forse con l’aiuto di un architetto italiano – la costruzione di bastioni in grado di resistere agli assalti del tempo. Poi, con Giorgio Khevenhüller, arrivarono le famose 14 porte: una barriera che non era solo fisica, ma anche strategica, molto raffinata.
Una pietra con un’iscrizione, posta – ricordiamolo – all’ingresso, testimonia la volontà di mantenere il castello sotto il controllo della famiglia Khevenhüller nel tempo. È un segno della tradizione, rispettata ancora oggi con attenzione tanto nella cura strutturale quanto nell’anima del luogo. Chi guarda il castello capisce quanto la gestione familiare abbia mantenuto viva la storia, un legame che va oltre il semplice possesso.
Come arrivare e visitare il castello di Hochosterwitz
Situato a sud della Carinzia, vicino a St. Veit an der Glan, il castello si raggiunge in auto da Klagenfurt – il capoluogo – in meno di mezz’ora, seguendo indicazioni semplici e chiare. Alla base della collina c’è un parcheggio, da dove si può scegliere tra due modi per salire: un sentiero che attraversa le 14 portentose porte, oppure un ascensore panoramico che porta dritto in cima.
Chi sceglie la camminata spesso vuole toccare con mano la complessità della difesa, passo dopo passo. Attraversando ogni varco si scoprono dettagli architettonici pensati proprio per respingere gli assalti: un’esperienza che mette in luce una forza strategica non sempre evidente, specie a chi vive in città e perde di vista quei tempi dove la sicurezza era questione di vita o morte. Un percorso che spiega come funzionava la difesa, senza troppi giri di parole.
La visita è aperta tra aprile e ottobre, periodo scelto per garantire la conservazione delle strutture e la sicurezza dei visitatori. Il freddo e il maltempo invernale possono mettere a rischio l’integrità del castello, quindi si preferisce mantenere chiuso nel resto dell’anno. Nei mesi estivi, però, camminare tra le mura di Hochosterwitz è come sfogliare un libro di storia, con tutte le strategie e i metodi che hanno protetto l’Europa centrale per tanti secoli.
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