Nel cuore verde dei Colli Euganei si trova un borgo che sembra fermo nel tempo, un luogo dove la storia non si limita a raccontare ma parla con chi ha voglia di ascoltarla. Arquà Petrarca non è solo un semplice centro storico: rappresenta un legame vivente tra terra e cultura. Ogni pietra, ogni vicolo qui ha una narrazione da svelare. Il bello? Qui la natura si intreccia con la cultura in modo tanto intenso da regalare a chi passa un’esperienza dentro la tradizione umanistica italiana come poche altre.
Il legame con Petrarca e l’eredità storica del borgo
Non è un caso se Arquà conserva la sua struttura medievale, segno di quanto fosse importante, nel corso dei secoli, per difendere il territorio. La vicinanza strategica alla Rocca di Monselice – un dettaglio spesso dimenticato – lo rendeva ancora più rilevante. Il borgo si divide in due parti ben distinte: il Monte Castello, dove un tempo svettava l’antica fortezza, e la zona più bassa, raccolta intorno alla Chiesa di Santa Maria. Quella chiesa? Un punto di riferimento religioso dall’XI secolo, un simbolo che ancora si sente forte.
Ma il nome di Arquà si trasforma definitivamente nel 1364, quando Francesco Petrarca decide di viverci gli ultimi anni, anche per questioni di salute, diciamo così. Da quel momento in poi, il borgo cambia pelle e diventa meta obbligata per chi vuole conoscere da vicino la figura del poeta e la sua eredità. La tomba di Petrarca, in particolare, ha spostato l’attenzione su Arquà, trasformandola in un centro d’interesse culturale e storico, un richiamo per studiosi e appassionati di ogni tempo.
Strano, ma vero: chi visita oggi si accorge di quanto la comunità tenga a questa memoria. Tra eventi dedicati a Petrarca e la cura quasi maniacale del patrimonio storico, l’eredità continua a vivere, offrendo a chi arriva un’esperienza che non cade nel superficiale, ma pesca nel profondo della storia e della cultura locale.

Cosa vedere ad Arquà Petrarca oltre alla casa del poeta
Ogni visita comincia – o almeno dovrebbe – dalla Casa Museo di Petrarca. Qui la struttura originale, riorganizzata dal poeta stesso per renderla più vivibile, è rimasta intatta. Il giardino e gli interni, arricchiti da affreschi ottocenteschi con citazioni dal Canzoniere, svelano la vita privata del letterato e l’atmosfera culturale di quei tempi. La casa si trova nel punto più alto del borgo e ha orari precisi, così si può godere con calma di ogni angolo.
Proseguendo nelle vie strette e suggestive, emergono altri segni di storia: la Loggia dei Vicari e il Municipio, che ricordano come il borgo funzionasse politicamente durante il Medioevo. Salendo via Castello poi, si trovano ruderi e mura: un tempo la dimora dei signori locali, con chiari indizi di struttura difensiva e potere, che raccontano più di mille parole.
Scendendo, trova spazio il Palazzo Contarini, un esempio notevole di architettura medievale, anche se non visitabile internamente. Poco lontano, in piazza Santa Maria, spicca la fontana che segna l’accesso alla tomba di Petrarca, posta accanto alla chiesa principale, risalente al 1026. Quel luogo sacro, anche se ha perso il porticato originale, conserva affreschi ritrovati durante restauri del XX secolo. Resta un fulcro per la memoria collettiva del borgo e per il ricordo del poeta.
C’è una cosa che colpisce a Arquà: ovunque si cammini, stanza dopo stanza, strada dopo strada, la narrazione si fa più viva. Un percorso che unisce passato e presente, raccontando non soltanto la vita di Petrarca ma anche il ruolo di questo angolo di Veneto nella storia regionale. Non è semplice turismo, ma un’immersione dentro motivazioni profonde che hanno fatto di questo borgo un crocevia di cultura.