Il santuario tra le rocce e l’aria aperta: un’esperienza mozzafiato tra fascino e natura

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Quasi a sfidare la gravità, sopra un masso a pochi chilometri dal Lago di Garda, un edificio domina il panorama circostante con una presenza imponente. Il santuario della Madonna della Corona non è soltanto un luogo di culto, ma anche un punto d’incontro per chi cerca un legame profondo fra spiritualità e natura. La sua collocazione così estrema – e il cammino che conduce fin lassù – raccontano storie di fatica, fede e scenari unici, difficili da trovare altrove nel Veneto, tra spiritualità e natura selvaggia.

Attraverso un paesaggio dove la montagna si presenta in tutta la sua maestosità, passa il percorso che porta al santuario. La sensazione predominante? Un silenzio intenso, profondo, che invita al raccoglimento e quasi sorprende chi arriva – per l’energia che una posizione così isolata riesce a trasmettere. La fusione di storia, natura e devozione crea un mix affascinante. Attraggono qui persone spinte da motivazioni diverse: credenti, curiosi, escursionisti che cercano un luogo speciale, ricco di atmosfera e significati.

Il santuario immerso nella roccia: un equilibrio tra natura e devozione

Posizionato sulle pendici del Monte Baldo, il santuario si apre su vedute ampie verso il fiume Adige e le vallate intorno. Non c’è certezza sulla data esatta della sua fondazione – e chi lo sa davvero? –, ma è probabile che qui la devozione popolare duri da più di mille anni. La leggenda narra di un affresco della Madonna col Bambino, scoperto dentro una grotta e coperto da un lenzuolo bianco: questa storia ha dato l’appellativo “della Corona” e ha richiamato, nel tempo, tanti pellegrini, cambiando per sempre il destino del luogo.

Il santuario tra le rocce e l’aria aperta: un’esperienza mozzafiato tra fascino e natura
Una panoramica mozzafiato sul Lago di Garda, circondato da montagne imponenti, mostra la bellezza del paesaggio veneto. - abbaziasantamaria.it

Dal punto di vista architettonico, il santuario è una bella testimonianza di come stili diversi – romanico, gotico, barocco – possano convivere senza forzature. L’edificio pare fuso con la roccia, un dettaglio non da poco, frutto di un’antica sensibilità nel raccontare il sacro integrato nel paesaggio naturale. Chi vive in città magari non ci fa caso, ma chi frequenta le montagne sa quanto sia importante un equilibrio simile. Ed è proprio qui, tra roccia e cielo, che l’energia spirituale si amplifica, stuzzicata dalle viste che favoriscono momenti di meditazione e raccoglimento.

Il sentiero della speranza e l’accesso al santuario

Raggiungere il santuario significa affrontare il cosiddetto Sentiero della Speranza, che prende avvio da Brentino Belluno e supera un dislivello di circa 600 metri. Percorrendo il sentiero si attraversa una natura severa ma affascinante, con soste panoramiche come “La Croce”, un punto privilegiato per ammirare vette e vallata sottostante, e la Grotta della Pietà, senza dubbio un rifugio ricco di significati simbolici. Non si tratta solo di una sfida fisica: il viaggio è anche un momento di riflessione, per chi ha voglia di ascoltare anche altro oltre il respiro affannoso.

L’ultimo tratto porta al santuario passando sul Ponte del Tiglio, costruito completamente in pietra, che segna l’inizio della salita lungo la Scala Santa. Sono 146 gradini scolpiti nella roccia, ripidi e impegnativi, vissuti dai pellegrini come gesto di penitenza e preghiera. È curioso come l’atto di salire diventi un rituale che unisce lo sforzo fisico a un viaggio interiore – un’esperienza che, per chi la vive, rende il cammino stesso parte integrante del percorso spirituale.

Oltre all’aspetto liturgico, il santuario attrae anche molti escursionisti che scelgono i sentieri dei monti Lessini per immergersi in una natura che cambia volto con le stagioni. D’inverno, per esempio, l’atmosfera si fa più rarefatta, quasi ovattata, e aggiunge nuove sfumature a un’esperienza di per sé già ricca di significati. Insomma, la Madonna della Corona non è solo un punto di riferimento religioso, ma pure un luogo dove la fede si intreccia con l’ambiente circostante, in un equilibrio – raro e delicato – che merita di essere vissuto.

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