Nel 2026 l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE) resta un passaggio obbligato per chi in Italia cerca di accedere a bonus, agevolazioni e sostegni economici. Non è solo una semplice dichiarazione dei redditi: valuta pure la composizione del nucleo familiare e le condizioni patrimoniali, elementi decisivi per capire chi può davvero ottenere aiuti mirati. Ormai consolidato, l’ISEE viene aggiornato ogni anno, così da riflettere i continui cambiamenti nelle situazioni delle famiglie.
Ogni anno si deve rinnovare l’ISEE tramite la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU). Nel 2026, bisogna fare attenzione in più: ci sono novità nei dati richiesti e qualche modifica nel calcolo. Si può fare da soli tramite i servizi digitali dell’INPS oppure rivolgersi a CAF o a professionisti abilitati. Chi vive nelle grandi città, come Roma o Milano, sa bene che durante la presentazione si formano spesso lunghe file agli sportelli. Segno che la procedura – e il suo valore – sono tutt’altro che banali. Preparare bene la documentazione, dunque, aiuta a evitare ritardi o errori fastidiosi.
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Come cambia il calcolo e quali documenti preparare per il 2026
Il cuore della novità per il 2026 riguarda l’anno di riferimento per i dati economici e patrimoniali da indicare nella DSU. Prima si faceva riferimento al 2023, ora invece tocca usare quelli aggiornati al 2024. Serve quindi recuperare documenti come la dichiarazione dei redditi 730/2025 o il modello Redditi PF/2025. Ecco perché: anche la certificazione unica (CU) relativa al 2025 diventa fondamentale per certificare i redditi guadagnati l’anno prima.
Dimenticare il patrimonio mobiliare? Succede spesso, ma non si può fare nel calcolo dell’ISEE 2026: vanno indicati saldo e giacenza media al 31 dicembre 2024 di conti correnti, libretti, carte prepagate e altri strumenti bancari o postali. La scadenza per preparare tutto è serrata, e spesso le famiglie si trovano in difficoltà per mancanza di tempo o informazioni aggiornate. Poi, c’è un dettaglio non da poco: resta confermato il meccanismo dell’anno scorso che esclude fino a 50.000 euro per nucleo familiare di titoli di Stato o strumenti garantiti dallo Stato – tipo buoni fruttiferi postali e libretti di risparmio. Un elemento che, strano a dirsi, spesso passa sotto traccia ma può cambiare parecchio il valore complessivo del patrimonio.
Le novità attese per il calcolo: cosa cambia per la prima casa e l’impatto sull’Isee
La revisione dell’incidenza della prima casa nel calcolo dell’ISEE è tra le novità più discusse per il 2026. Nella bozza della legge di Bilancio che si sta esaminando si ipotizza un rialzo della franchigia sulla prima abitazione, cioè la soglia sotto la quale l’immobile non si considera nel calcolo patrimoniale.
Ora la franchigia è a 52.500 euro, oltre la quale si valuta il 20% del valore catastale che supera questa cifra. Se la proposta diventerà legge, la franchigia potrebbe arrivare fino a 91.500 euro, riducendo l’effetto della prima casa sul patrimonio calcolato. Per molte famiglie italiane – soprattutto in zone dove i prezzi degli immobili sono alti – rappresenta una boccata d’aria: un ISEE più basso dà accesso con più facilità a sostegni economici, e pure a importi più alti per prestazioni come l’Assegno Unico Universale. Chi abita, diciamo, nel Nord Italia lo sente sulla pelle, perché la spesa per la casa pesa molto sul bilancio familiare.
Insomma, tenersi aggiornati sulle novità e preparare con un po’ di anticipo la documentazione necessaria aiuta a non perdere occasioni di aiuto pubblico. In Italia l’ISEE rimane lo strumento più affidabile per distribuire risorse in modo equo e mirato: assicura sostegni alle famiglie in difficoltà, cercando di ridurre le disuguaglianze reali.