L’Italia, con il suo turismo, rappresenta ancora una colonna portante dell’economia nazionale. Ma restano problemi concreti, come la stagionalità marcata e la mancanza di figure professionali qualificate. Sono proprio le modifiche legislative recenti a intervenire su questi nodi, offrendo soluzioni che guardano al sostegno di lavoratori e imprese, con uno sguardo attento alle peculiarità del settore. Con queste norme, il governo punta a dare un’iniezione di forza grazie a strumenti che spaziano dall’aspetto economico a quello amministrativo, il tutto per rendere più fluide le operazioni e ampliare l’accesso a risorse cruciali.
Maggiore sostegno per i lavoratori e incentivi mirati per le imprese
Il focus più evidente riguarda l’aiuto diretto ai dipendenti delle attività turistiche, dagli hotel ai ristoranti fino alle terme. Parliamo di un bonus del 15% sulle retribuzioni lorde per chi lavora di notte o fa straordinari nei giorni festivi. È un credito d’imposta che snellisce il peso fiscale sul costo del lavoro, valido per chi ha un reddito da dipendente fino a 40.000 euro nel 2025 e applicato da gennaio a settembre 2026.
Da una parte, questa misura innalza concretamente il guadagno per chi è in prima linea nel settore, aumentando così il richiamo di un ambito caratterizzato da turnover e stagionalità elevata. Dall’altra, le aziende possono contare su più elasticità per gestire meglio le oscillazioni della domanda durante le feste, mantenendo inalterata la qualità del servizio offerto. Chi lavora sul campo assicura che proprio questa flessibilità possa far la differenza nell’esperienza del turista.
Non solo: è previsto uno stanziamento di 50 milioni di euro all’anno dal 2026 al 2028 per spingere investimenti tramite contributi a fondo perduto e contratti di filiera innovativi. L’obiettivo? Rinforzare la rete produttiva e commerciale del turismo, favorendo progetti capaci di sostenere una crescita solida e duratura. Nel giro di qualche anno, saranno poi disponibili ulteriori fondi destinati ai contratti di sviluppo, a testimonianza dell’impegno a favore di ampi cambiamenti strategici nel comparto.

Semplificazioni e nuove priorità per favorire turismo e territori minori
Ridurre la burocrazia legata ai finanziamenti turistici è un passo che finalmente arriva. Il Fondo Unico Nazionale per il Turismo (FUNT) riceverà 37,5 milioni di euro ogni anno tra il 2026 e il 2028, con modalità più snelle per rendere più rapidi i pagamenti e migliorare la programmazione delle risorse. Non è uno scherzo: un dettaglio spesso sottovalutato ma decisivo per imprese ed enti.
Tra le novità concrete c’è la riforma del tax free shopping per i turisti extra UE. La procedura per il rimborso dell’IVA diventa più veloce e meno complicata. La validazione delle fatture elettroniche si snellisce, mentre il tempo per la restituzione delle fatture doganali si allunga da quattro a sei mesi. A chi vive il turismo urbano – diciamo dalle parti di Milano o Roma – questa semplificazione può far piacere: acquisti più fluidi portano a vendite più sostenute, ecco perché.
Viene poi data più attenzione alle destinazioni minori con l’introduzione del riconoscimento di destinazione turistica di qualità. Piccoli comuni, unioni di comuni e isole con meno di 30.000 abitanti che rispettano standard elevati di sostenibilità, accessibilità e gestione ottimale potranno ricevere questo titolo. Chi ottiene il riconoscimento accederà a un fondo speciale da 500.000 euro annui: una boccata d’ossigeno per promuovere e valorizzare queste realtà. Un segnale forte, considerato che il turismo in certe zone soffre di squilibri eccessivi, come l’overtourism in alcune località ben note. Ecco una mossa utile a ridistribuire flussi e opportunità, quindi.